Lunedì, 05 Settembre 2016 14:13

Volontaria, programmata e procrastinata

Volontaria,  programmata e procrastinata

Parole semplici legate ad uno degli atti di maggior generosità e senso civico: la donazione di sangue e plasma. Non è una formula magica, ma il modo di operare di un donatore di sangue consapevole.

Il devastante terremoto che ha colpito gli amici del Centro Italia a fine agosto ha fatto molto parlare della donazione di sangue, così come purtroppo successo in seguito agli atti di terrorismo che durante l’estate hanno colpito la Francia, la Germania, e prima il Belgio e la Turchia. Tutti siamo rimasti colpiti dalle immagini dei Centri Trasfusionali: lunghe code di donatori in attesa di stendere il braccio. Contemporaneamente numerosi sono stati gli appelli che hanno richiamato i donatori, chiedendo uno sforzo in più. Grande emotività, molti i donatori che hanno risposto, molti i non donatori che si sono avvicinati alla donazione. Al di là delle più che condivisibili parole espresse fin da subito dal nostro Presidente Avis Nazionale, Enzo Saturni (“Non andate tutti oggi a donare”) e dei grandi risultati conseguiti (a Roma si è raccolto quasi 10 volte di più di quanto si raccoglie normalmente)  questa situazione ha fatto emergere un aspetto fondamentale, da non sottovalutare.

La donazione deve essere programmata, perché comunque l’emergenza è continua. Certo eventi così traumatici ed importanti smuovono grandi numeri e tutti concorriamo a fare il nostro dovere e sicuramente gli appelli e l’informazione dei mass media aiutano in questo compito. Ma, soprattutto nei mesi estivi, e soprattutto riguardo alcuni gruppi sanguigni, l’emergenza è continua. In Regione Lombardia, già da inizio luglio, si sono susseguite richieste specifiche di avere donazioni, soprattutto del gruppo 0. Risulta pertanto fondamentale che la donazione sia periodica, e che le sedi comunali svolgano il loro compito principale, ovvero la chiamata. Il nostro compito non è più quello di far arrivare sangue (indistintamente) agli ospedali, ma di far arrivare ciò che serve e quando serve. Ricordiamoci che il sangue è una materia viva, che ha periodo di utilizzo temporalmente limitato e che non può essere congelato. Questa quindi la razio del “Non andate tutti oggi a donare”. Oltretutto, questa situazione lombarda, già difficile, è stata messa ulteriormente in crisi dal terremoto e dall’invio di sacche dove necessarie: le scorte lombarde, quindi, si sono ancora più assottigliate. Oggi il nostro grande compito è quello di chiamare tutti i nostri donatori, soprattutto dei gruppi indicati dai Centri Trasfusionali, e invitarli a donare, programmare la loro chiamata. Solo così il nostro “sistema” è sicuro ed affidabile e la nostra Associazione può seriamente essere un partner del Sistema Sanitario.

Volontaria, programmata e procrastinata. La donazione procrastinata è una scelta “di filosofia” fatta da Avis Provinciale Milano già da molti anni (sancita come “modus operandi” anche dall’Assemblea Nazionale del 2015) e portata avanti da quasi tutti i Centri Trasfusionali Ospedalieri del nostro territorio. Per noi il donatore è un vero patrimonio, molto più della sacca che da lui può essere raccolta: pertanto gli aspiranti donatori non vengono subito sottoposti a salasso, ma solo dopo che gli esami di idoneità hanno dato esito favorevole. Questo per noi è fare associazione, questo per noi significa centralità del donatore e sicurezza trasfusionale.

IL PRESIDENTE DI AVIS PROVINCIALE MILANO
Gianluca Basilari

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